Eventi estremi e inflazione alimentare: E3CI come caso studio

Negli ultimi anni l’aumento degli eventi climatici estremi ha iniziato a produrre effetti sempre più evidenti non solo sull’ambiente, ma anche sull’economia reale. Siccità prolungate, precipitazioni intense e ondate di calore influenzano in modo crescente la dinamica dei prezzi, soprattutto nel settore alimentare, dove la produzione agricola risponde rapidamente agli shock che colpiscono i raccolti.

In questo contesto si inserisce il lavoro di ricerca di Annalisa Gerboni, sviluppato in collaborazione tra l’Università di Bologna e Leithà, che approfondisce il legame tra condizioni meteorologiche estreme e inflazione alimentare utilizzando l’Indice E3CI, lo strumento europeo progettato per monitorare l’andamento degli eventi meteorologici estremi.

Inflazione alimentare ed eventi estremi: uno studio di Annalisa Gerboni

Uno dei principali riferimenti internazionali su questo tema è lo studio della Banca di Slovenia che impiega l’Indice come variabile climatica per valutare in che modo gli shock meteorologici si trasmettano ai prezzi dei prodotti alimentari non processati. Lo studio, condotto mediante un modello STAR (Smooth Transition Autoregressive) in grado di distinguere tra periodi di normalità e fasi di stress climatico, adattando la risposta dei prezzi all’intensità dell’evento, mostra un andamento non lineare tra gli eventi estremi e l’aumento dei prezzi.

La tesi di Annalisa Gerboni parte proprio da questo studio, replicando il modello STAR per verificare la robustezza dei risultati ottenuti con l’E3CI nel contesto sloveno. La replica conferma in pieno le evidenze originarie, rafforzando l’affidabilità dell’approccio metodologico. Successivamente,  la metodologia viene estesa al caso italiano, per valutare la possibile correlazione tra eventi estremi e inflazione alimentare in un contesto economico e climatico differente. Anche per l’Italia emerge una relazione analoga, seppur con un’intensità più contenuta, dovuta probabilmente a diverse caratteristiche agricole, economiche, climatiche e di mercato.

L’E3CI come indicatore anticipatore

La ricerca approfondisce anche il tema della prevedibilità dell’E3CI e la possibilità di utilizzato come indicatore anticipatore dell’inflazione climatica. Da un lato, i modelli si sono rilevati efficaci nel descrivere le oscillazioni ordinarie dell’Indice; dall’altro, faticano a prevedere eventi più estremi, per natura più rari, irregolari e complessi. Questa limitata prevedibilità degli shock intensi rende difficile costruire un forecasting “puro” dell’inflazione alimentare basato sull’E3CI previsto, perché l’incertezza della prima fase finirebbe per trasferirsi alla seconda.

Per questo motivo, nella stima dei modelli previsivi l’E3CI è stato utilizzato nei suoi valori osservati. Resta comunque il fatto che, negli ultimi anni, una sequenza di shock esogeni di natura pandemica, energetica e geopolitica ha reso l’inflazione dell’area euro strutturalmente più difficile da anticipare, riducendo l’affidabilità dei modelli anche al di là della componente climatica.

In conclusione, l’analisi ribadisce l’importanza di disporre di dati e strumenti progettati specificamente per monitorare il cambiamento climatico e gli shock che ne derivano. In questo quadro, l’Indice E3CI si conferma una risorsa cruciale per interpretare gli eventi meteorologici estremi, comprenderne l’evoluzione e valutarne gli effetti economici.

Per maggiori informazioni, è possibile contattare l’autrice del lavoro Annalisa Gerboni.